Fragmentos -in italiano- de Novecento (Alessandro Baricco)

“Lo era davvero, il più grande. Noi suonavamo musica, lui era qualcosa di diverso. Lui sounava…non esiteva quela roba, prima che la suonasse lui, okay? non c’era da nessuna parte. E quando lui si alzava dal piano, non c’era più…e nonc’èra più per sempre…Danny T.D. Lemon Novecento. L’ultima volta che l’ho visto era seduto su una bomba. Sul serio. Stava seduto su una di dinamite grande così. Una lunga storia…Lui diceva: “non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.”

“Danny aveva paura che glielo portassero via, con qualche storia di documenti e visti e cose del genere. Così Novecento rimaneva a bordo, sempre, e poi a un certo punto si ripartiva. a voler essere precisi, Novecento non essiteva nemeno, per il mondo: non c’era città, parrochia, ospedale, galera, squadra di baseball che avesse scritto da qualche parte il suo nome. Non aveva patria, non aveva data di nascita, non aveva famiglia. Aveva otto anni: ma ufficialmente non era mai nato.”

“Non potrà continuare a lungo questa storia, dicevano ogni tanto a Danny. Oltre tutto è anche contro la legge. Ma Danny aveva una risposta che non faceva una piega: “In culo la legge” diceva.”

“Avrebbe voluto dire molte cose, in quel momento,  e tra le altre, “dove cazzo hai imparato? , o anche “dove diavolo ti eri nascosto?”. Però, come tanti uomini abituati a vivere in divisa, aveva finito per pensare, anche, in divisa. Così quel che disse fu: Novecento, tutto questo è assolutamente contrario al regolamento.”

“Comunque, del Virginian, e di Novecento, non seppi più nulla, per anni. Non che che me ne fossi dimenticato, ho continuato a ricordarmene sempre, mi capitava sempre di chiedermi: chissà cosa farebbe Novecento se fosse qui, chissà cose direbbe, “in culo la guerra, direbbe”, ma si lo dicevo io non era la stessa cosa. Girava così male che ogni tanto chiudevo gli occhi e tornavo là sopra, in terza classe a sentire gli emigrante che cantavano L’Opera e Novecento che suonava chissà che musica, lae sue mani, la sua faccia, L’Oceano intorno. Andavo di fantasia, e di ricordi, è quello che ti rimane da fare, alle volte per salvarti, non c’è più nient’altro. Un trucco da poveri, ma funziona sempre.”

“Io sono nato su questa nave. e qui il mondo passava, ma e duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma nin più di quelli che ci potevano state tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.  Io ho imparato così. La terra , quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. “

Fotograma de la película “La leyenda del pianista del Océano”.

Alessandro Baricco (Turín, 1958) es un escritor prolífico y multifacético, capaz de ofrecernos la poesía de la vida a través de unas  pocas letras impresas en un pedazo de papel. La primera vez que me aproximé a su obra fue en primero de carrera, una profesora nos mandó leer este mismo libro, Novecento (que nada tiene que ver con la película del mismo título, sino con La leyenda del pianista del Océano). Nunca se lo agradecí. Años más tarde, una persona muy especial, a la que echo de menos a diario, me regaló por mi cumpleaños la versión original en italiano. E igualmente, nunca podré terminar de agradecérselo.

Ruego que me perdonéis por no haber traducido estos fragmentos. Esa tarea me viene grande. Os animo, eso sí, a que leáis cualquier obra de Baricco, original o traducida. Siempre y cuando no os avergoncéis de sentir placer a través de la Literatura.

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